26/10/2026
La Mia Cucina Afrodisiaca Etrusca
Sesso, Eros e Sapori Sacri dell’Antica Etruria
Zuppa di farro, fagioli e cotiche
In un tegame di bronzo, carota, gurgulestro e cipolla – appena colte dall’orto del vicino di capanna – si lasciano accarezzare dall’olio fragrante, soffriggendo lentamente. Le cotiche si uniscono, sfrigolando fino a liberare un profumo denso e primordiale, che si placa solo con un velo di vino bianco.
I fagioli, ammorbiditi dopo una notte d’immersione, vengono cotti all’alba in un’olla di terracotta, a fuoco quieto, insieme al soffritto e alle cotiche, allungando con acqua di foglie d’alloro.
A insaporire, una miscela antica: coriandolo pestato, pepe scuro, sale e fi*****io selvatico fresco. A metà cottura si aggiunge il farro, e il tutto cuoce lento, fino a trasformarsi in una zuppa corposa, avvolgente e quasi viva.
Il calore della zuppa scioglie ogni distanza. Vel si adagia accanto a Thania, già distesa sul klinai, i capelli sciolti come un invito. Il vapore del piatto sale lento, mescolandosi ai profumi del vino e della pelle. Larth osserva. Non interviene subito. Regola i tempi come farebbe con il fuoco: alimenta, trattiene, lascia accadere.
Thania sorride e inizia a raccontare, storie di dei che si uniscono agli uomini, di amanti che si cercano nell’ombra dei boschi sacri. La sua voce è morbida, e ogni parola sembra sfiorare la pelle più che l’aria.
Il cucchiaio passa di mano in mano. Vel esita, poi accetta. Thania lo nutre lentamente, senza fretta. Il gesto è semplice, ma carico di una promessa più antica del linguaggio.
Larth si avvicina solo dopo. Assaggia, osserva, poi porge a sua volta. Ora il ritmo è condiviso.
I kantharoi colmi di vino speziato si svuotano uno dopo l’altro. Il sapore è insolito, quasi misterioso. È stato Tullio, il simposiarca, a prepararlo: un infuso di erbe sconosciute, resine e spezie che scaldano il sangue e alleggeriscono il pensiero. La mente si allenta, si espande. I confini si fanno incerti. Poi è Larth a mutare il tono della notte.Prende la lira. Le dita scorrono sulle corde, lente, ipnotiche. Il suono vibra nell’aria e nei corpi. Thania si solleva appena, segue il ritmo, lascia che il movimento nasca dai fianchi, si diffonda. Non è danza, non del tutto.
È un richiamo. Il desiderio non esplode, si costruisce. E ormai, è impossibile ignorarlo.