15/09/2026
Oggi è uscito in libreria per Giunti Editore, il primo romanzo di Daniele Bolelli, intestimabile amico di una vita.
Il titolo non lascia dubbi sullo sguardo che Daniele posa sulla storia (a tratti romanzata) di Michelangelo Merisi: SENZA SPERANZA E SENZA PAURA (“Caravaggio: la luce più intensa nasce dalle tenebre più profonde”).
Noi siamo stati i primi in assoluto a riceverlo, prima di Daniele!, che tramite videocall con Milano lo osservava pochi minuti fa tra le nostre mani, per la prima volta dalla sua casa di Los Angeles.
Progetto Daedalus intervistò qui Daniele nello Studio di architettura RBSGROUP alcuni anni fa, all’inizio della nostra avventura di “Dentro le quinte - interviste poco ordinarie a persone straordinarie”, perchè di questo si tratta ‘una persona straordinaria’. (Presto metteremo l’integrale video di quella serata, nonché una piccola pubblicazione cartacea, per chi la volesse su richiesta).
Il punto è che non è quasi mai vero che il Tempo è galantuomo, tranne quando non lo è sul serio.
Con Daniele lo è stato, perché il suo primo romanzo corposo (altri racconti, saggi, e cimenti minori li ha fatti già da giovanissimo) arriva ai suoi 50 anni, sia in Italia che negli Stati Uniti: non è una cosa da tutti certo, ma per la sua stoffa e creatività, probabilmente essersene andato a fare il professore di Storia in America non ha aiutato e avrebbe meritato di raggiungere prima questo traguardo.
Ciò vuol dire che per almeno quaranta anni! (il suo primo plico di racconti io lo avevo già letto su fogliacci stropicciati a dieci anni!) il riconoscimento non era arrivato dove il suo talento e la sua disciplina avrebbero meritato, e anche che, forse, lui non era pronto per l’appuntamento con la galanteria del Tempo come lo è adesso.
La gioia di avere tra le mani questo suo lavoro è enorme. Un libro in cui avventura, Storia, sangue, sesso, poesia, duelli, visioni, battaglie, pitture, sacralità e profanazione, amicizie, amori impossibili e tramonti sul mare e topaie si intrecciano con quella foga quasi shakespeariana e quella velocità di visione di Tarantino e la flemma esatta di Sergio Leone.
Ma starà a ciascun lettore trovare quale dei mille fili lo tirerà dentro al racconto a visitare i lati oscuri e sfolgoranti assieme del genio e dell’uomo Caravaggio bolelliano.
A noi, che gli siamo amici da lunga data e che sappiamo quale travagliatissimo cammino di uomo, di padre, e di scrittore ha dovuto fare per arrivare in piedi e con lo sguardo aperto a questo momento, sale solo un’emozione da nodo in gola.
Per la bravura e per il coraggio.
Il talento è indiscusso, lo sapevamo in tanti da tanto.
Ma quello che Daniele Bolelli ha fatto dal giorno in cui ha lasciato l’Italia a vent’anni mettendo in gioco tutto coltivando la sua Musa, e venendo riconosciuto anche nell’ambito della cultura americana, ci rende due volte orgogliosi.
La prima è che entra in un novero ristrettissimo di italiani all’estero in ambito umanistico che lascia un segno in entrambi i Paesi, la seconda è che lo fa portando un personaggio che in parte ci rappresenta tutti al massimo livello, anche come spirito di una cultura nostrana dove il meglio e il peggio sono molto spesso confinati dentro uno stesso recinto, sia individuale che collettivo. Ma ne aggiungerei un terzo, Daniele sa parlare di sentimenti e fatti come una sola cosa, di storia e Storia come una sola cosa, di Vita e Morte come una sola cosa, di Luce e Tenebre come una sola cosa, di Metafisica e Risse come una sola cosa. Questa vocazione nietchziana a vedere le stelle danzanti solo come parti del Caos, e di non distinguere la Vita dalla Letteratura, e di vivere come si scrive lo rendono un grande scrittore. Non in modo giovanilistico, ma da fanciullo incantato. E ritrovarsi senza speranza ma non farsi vincere dalla paura, lo posso testimoniare personalmente, sono esattamente le parole che potrebbero essere usate per descrivere lui. Ma da questo ossimoro-bivio esistenziale che in molti ci siamo trovati a dover guardare negli occhi, lui ha estratto qualcosa che li supera con una sintesi vitale: nel più piccolo e inaccettabile o tragico passaggio della vita c’è una traccia luminosa dell’Universo, di Bellezza e Infinità, bisogna imparare a vederla. Senza facili illusioni. Auguri Daniele.
Il grande Franco Bolelli, tuo amato papà, sarebbe enormemente fiero di te.
Comprate il suo libro.
Lo Studio